La concezione piccolo borghese dell’amore – quella genere lettrici (e pure lettori, non mancano…) di libri stile “Harmony”, per intenderci – è che nella vita esista e possa esistere un solo grande amore. Lungi da me smentirlo, per carità, ma la vita non è manichea: è complessa, sfumata, piena di incroci, di contorsioni di varia natura.
      La ricerca del grande amore è perfettamente comprensibile in adolescenti con pulsioni erotiche indirizzate (e indirizzabili) in una sola direzione, anche per insufficiente conoscenza della materia. Poi, dopo quella fase anagrafica (per chi la supera, ovviamente…), la vita dovrebbe insegnarci che la realtà non è assolutamente rappresentabile a tinte così nette e che esistono sfumature di ogni tipo. Dovrebbe in particolare insegnarci che il nostro cuore è grande e può ospitare diverse forme (e diversi soggetti; non ho scritto “oggetti”…) d’amore.
       Qui subentra la fondamentale distinzione tra l’apollineo e il dionisiaco. Il soggetto dionisiaco passa attraverso le diverse esperienze che le opportunità della vita gli prospettano, cercando di gustarle tutte; il soggetto apollineo insegue una propria visione descrittiva e contemplativa dell’esistenza, che lo induce a discettare su di essa, senza sperimentarla, al sottrarsi alle esperienze in nome della ricerca di un ideale assoluto, che potrà essere raggiunto ma anche no.
       Ciò vuol dire forse che il dionisiaco ama di meno e l’apollineo di più? Assolutamente no. Sono semplicemente due forme diverse d’amore, in alcun modo confrontabili: la prima è esperienziale e generatrice di varie forme d’amore; la seconda è contemplativa, molto più teorica che pratica. Ovviamente ciascuno si attiene a quella che preferisce e non intendo certamente suggerire ricette qui. Personalmente, tuttavia, posso dire di essere poco incline a una visione genere “le rose che non colsi”. Ritengo infatti che da mille percorsi possano scaturire insegnamenti ed esperienze molto positivi, che arricchiscono e non deprivano un’esistenza, ma non pretendo certamente che la mia visione venga condivisa. Vivo in base al principio del carpe diem. Gli ideali assoluti, ammesso e non concesso che ne abbia ancora, li riservo ad altri campi, da sempre.

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