Sembrerà strano e a molti suonerà come un termine incompatibile ma esiste anche l’archeologia industriale. Ci siamo sempre immaginati l’archeologia come una materia che studia e raccoglie documentazioni e materiali di tempi lontanissimi, risalenti a migliaia e migliaia di anni fa, ma come detto l’archeologia non è solo quella. Sono passati oramai oltre due secoli e mezzo dalla prima rivoluzione industriale e da quando verso la seconda metà del ‘700 la macchina a vapore prese il sopravvento. La rivoluzione industriale comportò una profonda ed irreversibile trasformazione della società, tanto da sviluppare lo studio di questa branchia dell’archeologia, meglio nota come archeologia industriale. L’archeologia industriale studia tutte le testimonianze inerenti al processo di industrializzazione, allo scopo di approfondire la conoscenza della storia e del passato industriale. Le testimonianze a cui fare riferimento sono molteplici: i luoghi dove sorgevano questi stabilimenti, lo studio delle vecchie macchine, i processi di lavorazione e le fonti fotografiche e orali. La prima volta che si sentì parlare di questa branchia di studi archeologici risaliva agli anni cinquanta del ‘900, in Inghilterra e tale espressione venne usata nel 1955 da Michael Rix professore dell’università di Birningham, in un suo articolo pubblicato nella rivista “The amateur historian”.

L’ingresso della SMI a Fornaci di Barga

Ma questa disciplina si può anche applicare in Garfagnana? La nostra è stata terra prevalentemente agricola o dedita alla pastorizia, eppure anche noi abbiamo la nostra storia industriale di tutto rispetto. Faremo quindi un viaggio nelle vecchie industrie della Garfagnana, naturalmente questo articolo non vuole essere un saggio di archeologia industriale (nemmeno ci si avvicina) però per chi è curioso da queste poche righe può prendere ispirazione per qualche sua personale e più approfondita ricerca.

 

“…Mentre vedevasi l’Italia tutta camminare a gran passi per la via del progresso nelle associazioni e nelle industrie al fine di rendersi indipendente dagli stranieri ai quali fummo fin qui indirettamente tributari: nel mentre fuori di questa regione, sorgono ovunque società che fondano stabilimenti, opifici e stabiliscono nuove industrie; addolora il mirare questa bella parte della nostra terra italiana, fornita dalla natura di tanti doni per i quali altri sacrificherebbero ingenti tesori onde goderne, starsene neghittosa (n.d.r: pigra,negligente), non curante del presente e del bene che per l’avvenire può derivarle dall’uso di questi tesori. Non vi sarà alcuno che vorrà porre in dubbio essere la Garfagnana in generale un paese ricco d’ogni sorta di prodotti agricoli, di tesori nascosti nelle viscere dei suoi monti e sotto i letti dei fiumi e torrenti: ma nessuno vorrà poi niegare che questa Garfagnana sia la parte d’Italia che men siasi slanciata nella via del progresso rispetto all’agricoltura, al commercio ed all’industria…”

Prima dell’avvento dell’industria in Garfagnana si viveva così

Questa impietosa analisi di fine’800 di Paolo Stella (maggiore del regio esercito che prese residenza nella nostra valle)non lascia scampo, descrive la Garfagnana come una regione ricca di risorse naturali che non riesce a sfruttare, per favorire la nascita di nuove industrie che porterebbero ricchezza e benessere. L’Italia ha intrapreso la via dell’industrializzazione e la Valle del Serchio è ancora indietro e non ne vuole sapere di uscire dal suo torpore. Eppure le sue acque e il suo marmo sarebbero veramente da sfruttare per favorire nuove industrie, come già fanno nel versante opposto della Apuane.

Già delle cave infatti erano state aperte verso la metà dell’800 nella zona di Arni, addirittura i cavatori garfagnini andavano a lavorare nelle cave versiliesi e massesi. Ma perchè tutto questo? Mancanza di strade? Di capitali? O di spirito d’iniziativa? Non di meno la situazione era la medesima per lo sfruttamento delle acque del Serchio e dei suoi affluenti, possibile che in un momento in cui stava prendendo piede l’industria idroelettrica a nessuno fosse venuto in mente di sfruttare una zona ricca di acque come la Garfagnana? Volevamo forse rimanere una regione dedita ancora all’agricoltura? e coltivare il nostro orticello per il fabbisogno personale?

Operaie all’interno della SMI

D’altronde noi garfagnini siamo sempre stati un po’ allergici alle novità, per indole siamo abitudinari, ma il progresso non si ferma e non si fermò nemmeno (e a maggior ragione)nel nascere del nuovo secolo, quando agli inizi dell’900 un fremito di rinnovamento scosse dall’apatia tutta la valle. Fu così che proprio nel 1900 i comuni di Vagli e di Minucciano dettero il via alla prima e vera propria industria nostrana, quando due contratti di concessione per lo sfruttamento del marmo locale furono dati ad altrettante società di estrazione, dove dietro di esse c’erano prestanome e capitali esterni di banche. Nell’anno successivo la “Società anonima marmifera di Minucciano” cambiò nome in “Società marmifera Nord Carrara” acquisendo anche le concessioni sul bacino marmifero di Vagli (dal 1921 la Nord Carrara entrerà a far parte del Gruppo Montecatini).

Gorfigliano il trenino che trasporta il marmo

L’industria infatti non portò solo posti di lavoro per i garfagnini ma favori anche l’arrivo della ferrovia, la costruzione di nuove strade e cosa altrettanto importante la gente prese coscienza della propria posizione sociale, nacque così una classe operaia che ben presto diede luogo alla nascita di associazione ed enti per la tutela dei propri interessi, del resto l’incremento di questa nuova classe sociale (nel settore marmi)non era da trascurare dato che nel 1906 gli occupati erano circa 800 arrivando poi ai 3000 del 1920. Anche lo sfruttamento delle acque prese vita, quando fu operante la “Società idroelettrica garfagnina” che costruì gli impianti nel comune di Sillano, sorsero poi altre industrie idroelettriche “foraggiate” queste da capitali esterni, ecco allora nascere nel 1913 la diga di Corfino-Villa Collemandina e poi nel tempo gli impianti di Castelnuovo, Gallicano e Pontecosi. La diga di Vagli nascerà per ultima, nel secondo dopoguerra. Questa attività fu indubbiamente fonte di lavoro, ma ben presto nacquero disservizi, la gente protestava con l’impresa distributrice di energia, la S.E.L.T (SOCIETà ELETTRICA LIGURE.TOSCANA), paradossalmente molti paesi non erano raggiunti dall’elettricità…e ciò continuò fino agli 60 del 1900.

Centrale elettrica Gallicano

Non mancarono naturalmente le industrie manifatturiere, anzi queste furono la maggior parte. Già nel 1880 a Castelnuovo esisteva “la Fabbrica dei Tessuti”(nel tempo prenderà il nome di Valserchio tessuti) fondata dal Conte Carli, per molti e molti anni fra vicende alterne questa azienda darà occupazione a molte donne della valle. Sempre nel settore tessile a Gallicano nel 1904 nascerà anche la Cucirini che produrrà filati, ancora a Gallicano nei soliti anni la “S.I.P.E Nobel” porterà un suo stabilimento di polvere da sparo. Dall’altra parte del fiume, a Fornaci di Barga, ecco nascere la fabbrica per eccellenza della valle.

Operaie e operai della Cucirini di Gallicano

Era il 1916 quando la S.M.I (SOCIETA’ METALLURGICA ITALIANA) nacque per incrementare lo sforzo bellico producendo munizioni per la “Grande Guerra” che era in corso. Questa fabbrica cambierà per sempre il modo di vivere dei garfagnini, fu il più grande stabilimento industriale di sempre, presente in zona, arriverà ad occupare migliaia e migliaia di persone (fra le quali moltissime donne). Sembrerà strano ma proprio in quegli anni si comincerà a prendere coscienza che la Garfagnana poteva essere sfruttata anche da un  punto di vista turistico e sviluppare quindi una nuova risorsa economica. Sul finire dell’800 erano già presenti dei villeggianti e sui giornali locali si affittano case per vacanze. Nel 1904 proprio per sviluppare questo settore fu pubblicata una guida corredata da molte fotografie e da carte topografiche. La questione turistica cominciò anche ad essere dibattuta sui giornali locali, si cercò di dare linfa vitale a questa nuova “industria”, proprio come dovrebbe succedere oggi, dove ancora questa risorsa non viene ancora messa a profitto come si deve. Questo stralcio di articolo del 1927 tratto dalle colonne de “La Garfagnana” sembra essere stato scritto ieri data la sua corrente attualità:

1946 “La domenica del Corriere” pubblicizza la Garfagnana turisticamente

“…l’industria principale, che parrebbe la più possibile ad essere sfruttata, quella turistica, è purtroppo da scartarsi. Per varie ragioni…Mancano poi gli alberghi e i pochi esistenti non offrono il cosiddetto comfort moderno, che per i nuovi ricchi culmina nei divertimenti di ogni genere, leciti ed illeciti. La borghesia e la classe sociale più eletta inoltre hanno le loro ville altrove. Il ceto professionista trova la Garfagnana fuori mano a causa delle poco agevoli comunicazioni. Chi può dunque venire preso da noi? Non resta che il modesto impiegato”.
Fu un cambiamento epocale quello dell’avvento dell’industria in Garfagnana, c’è chi ebbe a dire che i problemi per valle fossero finiti e che la povertà che ci affliggeva da secoli fosse definitivamente sconfitta, in parte fu vero…uno stipendio sicuro, la certezza di una continuità lavorativa…ma non era oro tutto quello che luccicava, ed in risposta a chi faceva notare la tanto decantata ricchezza metteva in evidenza che per il momento serviva “a due cose soltanto, a formare i dividendi delle imprese forestiere e versar quattrini nelle tasche dell’erario”.

 




Bibliografia

  • “Dal fascismo alla resistenza. La Garfagnana fra le due guerre mondiali” di Oscar Guidi. Banca dell’identità e della memoria anno 2014
  • “La Garfagnana” articolo pagina 2 anno 1927
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Paolo Marzi
Mi chiamo Paolo Marzi sono nato a Barga il 2 settembre del 1971, sono sposato ho due belle figlie e vivo da sempre in Mologno, un piccolissimo paese nel comune di Barga nella Valle del Serchio. Il mio paese è una “terra di confine” solamente un chilometro (nemmeno) e un ponte (il ponte di Gallicano) mi divide dalla Garfagnana (così come geografia dice) Oltre al mio paese sono legato molto a Gallicano, il luogo dove è nata la mia mamma e dove ho vissuto la mia bella infanzia. Non ho diplomi ne tanto meno lauree,ho solo la grande passione per lo scrivere e per la Storia, in particolare della Nostra Storia, la storia della nostra valle, della nostra Garfagnana.Questa passione mi porta a fare continue ricerche,verifiche,visite,viaggi e foto. Tutto questo materiale ho cercato di raccoglierlo in questo blog,nella speranza che possa diventare un punto di riferimento per tutti quelli che vogliono informarsi su tutto quello che era il nostro passato. Partecipo poi con il comune di Gallicano nell’organizzazione di eventi storico-culturali (l’ultimo in ordine di tempo “La Grande Guerra, storia e memoria del fronte alpino”). Faccio poi parte dell’istituto storico lucchese e collaboro con i miei articoli su “Il Giornale di Castelnuovo Garfagnana” e sulla testata on line “Lo Schermo”,inoltre ho contribuito con testi e foto alla bellissima opera “I luoghi del cuore”(un componimento fotografico e scritto sui luoghi più suggestivi di Lucca e la lucchesia), pubblicazione a dispense sul quotidiano “Il Tirreno”,in più sono uno dei vicepresidenti dell’Associazione culturale gallicanese “L’Aringo”, che ci ha visti uscire nel 2015 con una nuova pubblicazione trimestrale.Questo nuovo giornale si chiama anch’esso “L’Aringo” e si occuperà di storia, tradizioni e cultura e sarà il primo giornale ufficiale nel comune di Gallicano e mi vedrà oltre che “giornalista” anche nel comitato di redazione,mi occuperò della sezione storica.Da aggiungere che le mie ricerche storiche effettuate sul canale irrigatorio Francesco V di Gallicano, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, rivolte alla Sopraintendenza della Belle Arti, hanno contribuito al finanziamento per restaurare la bellissima opera dell’architetto Nottolini. @ Articoli

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