AGILLA
Agilla era un toponimo, che designava una località sul mare ad una trentina di km a nord di Roma. Vi arrivarono migranti (succedeva pure allora, è sempre successo) dalla Grecia, i quali domandarono il nome della città. E qualcuno, che conosceva qualche parola di greco, disse “Chaire”, che vuol dire “salve” e si pronuncia Chere. I migranti equivocarono, e credettero che Chere fosse il nome della località. Per i romani pure, quel posto si chiamava Caere, cioè Cere. E Caere Vetus (tema veter-) è Cere antica, oggi Cerveteri. E, fino all’arrivo dei romani, Cere fu una delle città più importanti del mondo etrusco: ce lo direbbe la sontuosa necropoli, se non avessimo dati storici. Grazie a Cere, gli etruschi estesero il loro potere fino alla Campania, e si legarono in rapporti commerciali con la colonia greca in Calabria ionica di Sibari, ricca in maniera proverbiale (ricco e molle come un sibarita, si diceva), a sua volta in relazioni commerciali con Mileto (oggi Bodrun in Turchia asiatica, sul mare di Samo), che era il terminale delle merci e delle carovaniere, che collegavano il Mediterraneo con l’interno dell’Asia.

FOCEA
E’ il nome di una della miriade di “colonie” greche, che tempestano il Mediterraneo (basta guardare la cartina su Google, digitando ‘colonizzazione greca’). Come le altre colonie greche dell’Anatolia, anche Focea divenne tributaria della Lidia. Pagavano il tributo al re di Lidia, il quale a sua volta, ricco e potente (la Lidia era la patria del re Mida, leggendario, quello che trasformava in oro tutto ciò che gli capitava di toccare. Dietro al mito è facile cogliere il riflesso di un dato storico, l’invenzione della moneta da parte dei lidi, che moltiplicò gli scambi e quindi la ricchezza) garantiva ai greci protezione ed un largo territorio pacificato in cui trafficare: una simbiosi, in pratica. Pagavano il tributo, certo, ma il re aveva lasciato loro la più ampia autonomia in tutti i campi. Usi, costumi, lingua, religione, amministrazione: tutto come prima.

I PERSIANI
Ma nel 547 a.C. sotto la guida del conquistatore Ciro il Vecchio, i persiani sconfiggono il re della Lidia Creso, conquistandone il regno. Per i greci coloniali la situazione cambia radicalmente: il nuovo padrone non si accontenta del tributo, ma vuole togliere ai greci l’ampia autonomia data dai lidi, ed inglobarli nel sistema persiano, radicalmente diverso da quello greco. I greci ormai da almeno mezzo millennio in politica avevano un sistema democratico, nel quale erano cittadini, mentre ora il nuovo padrone li voleva sudditi; nella democrazia greca, purché si rispettassero le leggi (mai imposte da un’autorità, superiore perfino alla legge – il despota, che oggi qualcuno chiama garante – ma generate dal confronto in un’assemblea tra UGUALI) ognuno era libero di organizzare la propria vita come meglio credeva, specie in economia e lavoro, mentre il nuovo padrone vuole imporre economia e lavoro diretti e decisi dal centro, secondo lo schema economico antico-orientale. Insomma da cittadini che erano, dovevano trasformarsi in sudditi e sottoporsi a lavoro coatto, la forma di lavoro spesso scambiata per schiavitù, che è un’altra cosa.

La nuova situazione provocò uno stato di tensione molto forte nelle colonie greche, che si rendevano conto che il nuovo sistema politico ed economico, imposto dall’alto, per loro stava a significare la morte economica e culturale. Allora, morti per morti, tanto valeva ribellarsi: peggio di così com’era, non avrebbe potuto essere.. e si ribellarono anche i cittadini di Focea.

I FOCEI
Dibatterono a lungo sul da farsi. Alla fine deliberarono di andarsene. Prima però gettarono tutte le cose preziose nel mare, e si legarono ad un giuramento, quello di non più tornare, finché quelle cose non fossero riemerse dal mare. Ed andarono nell’isola di Chio. Volevano comperarsi delle altre isole nei pressi, ma non ci riuscirono. Che fare, allora? Alcuni, a dispetto del giuramento, decisero di tornare a Focea e resistere ai persiani; altri invece si imbarcarono, destinazione Marsiglia, colonia focea. Misero in mare le navi e si diressero verso l’occidente, destinazione Marsiglia, loro colonia. Argantonio, re di Tartesso (vedi subito dopo), che già in precedenza molto si era speso a vantaggio dei greci di Focea, cercò in tutti i modi di convincerli ad unirsi con lui, ma non ci riuscì, ed i focei proseguirono verso la meta programmata, Marsiglia.

ARGANTONIO E TARTESSO
Tartesso era un regno che interessava l’Andalusia e Gibilterra, dove, si dice, ci fossero le colonne erette da Eracle (o Ercole), a segnalare la fine del mondo. Poi c’era un enorme fiume, di nome Oceano, che circondava tutta la terra, immaginata come un disco piatto ed immobile, sospeso nel nulla, e nel cielo un andirivieni di sole luna e stelle. La vera scienza greca, però, aveva capito con chiarezza come stanno le cose: sistema eliocentrico e terra sferica (Aristarco di Samo ed Ipparco di Nicea), e dimensioni del globo terrestre misurate quasi con perfetta precisione da Eratostene di Cirene. Argantonio ed i tartessi volevano i greci solo per simpatia? No! Il fatto era che nell’Africa nord occidentale s’era fatta largo una città dall’enorme potenziale, Cartagine, che mirava alle ricchezze del sottosuolo di Tartesso (oro, argento, stagno, piombo). Quindi Argantonio vedeva nei focei gli ideali alleati contro la minaccia cartaginese. Del resto tra elemento greco ed elemento punico non correva buon sangue a causa della Sicilia, dove erano approdati entrambi. Ma i focei….

ALALIA
E’ il nome di una subcolonia greca nel nord della Corsica. Intorno al 545 a.C. nelle sue acque si svolse una cruenta battaglia navale. Si fronteggiavano da una parte etruschi e cartaginesi coalizzati, e dall’altra i focei. Il mar Tirreno iniziava a pare stretto per sorreggere i traffici di tre gruppi etnici tutt’ e tre dediti al mercato: uno era di troppo, e quell’uno erano gli ultimi arrivati. La battaglia fu cruenta, e, a giudicare dal numero delle navi affondate, i greci avrebbero vinto. In realtà fu una vittoria risicata, molto simile ad una sconfitta: molte navi andarono a picco, e molti greci furono fatti prigionieri, e furono affidati agli etruschi di Cere, cioè di Agilla.

GLI ETRUSCHI
Narra Erodoto che in tempi molto antichi ci fu in Lidia una terribile carestia, tanto che pian piano avevano dato fondo alle riserve di cibo messe da parte. Ma la conservazione dei cibi allora era ancora molto rudimentale e scarsa, e quindi presto le riserve finirono. Il re Atys, allora, emanò un bando, secondo cui si consentiva ai lidi di mangiare un giorno sì ed uno no. I giorni di digiuno li dovevano passare con la play station, pardon! con i giochi da tavolo. I lidi erano famosi per averli inventati tutti, tranne uno, gli scacchi, che provenivano dall’India o dalla Persia. Ma anche con il digiuno a date alterne le riserve alimentari cominciarono a scarseggiare. Allora il re Atys divise la popolazione in due parti, e premise a queste i suoi due figli, di nome Lido e Tirreno. Quindi a sorteggio si stabilì a quale delle due parti toccasse andarsene via in cerca di fortuna (non c’era ancora Salvini, allora, né l’acquiescenza vergognosa dei grullini, quindi si poteva andare). La sorte designò il gruppo di Tirreno, che salpò verso occidente, sistemandosi in Umbria e Tuscia. Il nome greco di etruschi è infatti TIRRENI, e Tirreno è il mare che bagna quelle terre. Ma già un altro storico conterraneo ma posteriore ad Erodoto, Dionigi di Alicarnasso, revocava in deciso dubbio l’origine lidia degli etruschi, propendendo per l’autoctonia. Ed è oggi il punto di vista degli esperti, anche se ogni tanto rispunta la teoria lidia. Gli etruschi avevano una società indifferenziata, in una sorta di comunismo primitivo. Ma avevano fatto una grande realizzazione: un forno a doppia camera di combustione, capace di sviluppare il calore necessario per scindere il ferro – allora raro e prezioso – dal resto del minerale ferroso. I greci, che navigavano verso la foce del Rodano, videro la bella cosa, ed instaurarono rapporti stabili con gli etruschi, dando loro arte, tecnica, scrittura ed usi vari. Ma poi, verso i focei, gli etruschi si allearono con i cartaginesi, e ci fu Alalia.

AGILLA
E qui si chiude il cerchio aperto all’inizio di questo post. I prigionieri focei reduci della battaglia di Alalaia, furono portati ad Agilla. E lì, benché sotto la tutela del diritto delle genti, vennero massacrati sulla spiaggia di Cere. Da allora, dice Erodoto, tutti gli anni gli agillei sono tenuti a compiere cerimonie di espiazione. Dall’eccidio in poi, infatti, ogni essere vivente, che si trovasse a passare sul luogo del misfatto, diveniva sterile.

Previous articleRicardo Ferreira: Rifugiati
Next articleGuido Kühn: Advent à la Francaise
Fulvio Marino
Ex insegnante appassionato di cultura, specialmente classica, attento alla politica, innamorato della democrazia.“Càpita nella vita sia personale che comunitaria di avere la sensazione di aver fatto una corsa troppo veloce, di esere andati troppo avanti, al punto di non percepire più dove ci si trovi. Allora è saggio fermarsi, sedersi, e parlare con se stessi. Ed in questo ci aiutano le voci dei grandi del passato, e qui da noi sono stati veramente grandi e veramente tanti. Si recuperano così le radici del nostro essere, e si riprende slancio, dopo aver meditato un pochino e riflettuto. Ed è questo ciò che intenderei fare, offrire a chi li apprezza spunti di riflessione, angoli di astrazione dal presente, che proprio gratificante non è. Spero di fare cosa gradita.” Fulvio Marino (autore del libro"Il pifferaio tragico" ) Articoli

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.