27 gennaio “Giorno della memoria”.

27 gennaio “Giorno della memoria”.Gli ebrei di Garfagnana: la loro vita,la loro tragedia.

ebrei

Il 27 gennaio “Giorno della Memoria” è un giorno per chi non è di religione ebraica che pare lontano,lo viviamo certamente con rispetto, però allo stesso modo lo sentiamo distante, specialmente in Garfagnana perchè pochi ricordano di ebrei dalle nostre parti e pochi sanno di storie raccapriccianti e rocambolesche, simili a quelle che vediamo nei film dedicati alla Shoa; eppure casi simili esistevano anche da noi…eccome.Oggi vi voglio raccontare una parte di tutto questo.Vi voglio raccontare la quotidianità, di come vivevano i circa 70 ebrei mandati al confino forzato a Castelnuovo.Questa è la storia degli “ebrei di Garfagnana”.
Nella seconda metà del 1941 alcune famiglie ebree arrivarono a Castelnuovo Garfagnana in confino coatto,mandate li dai vertici del Reich tedesco, cacciati dalle loro case e distribuiti nei paesi alleati in quella che veniva chiamata in tedesco“Vertrieb” ovvero “la ripartizione”.Con il tempo gli ebrei che raggiunsero il paese garfagnino crebbero di numero, arrivarono perlopiù ebrei originari dell’Europa Centrale (Austria,Ungheria e Polonia in maggior parte),ma fra di loro c’era pure un solo italiano(un livornese).Si trattava di persone mandate a Castelnuovo come in altri comuni sparsi nella penisola in regime di internamento libero.Dapprima vennero alloggiati in albergo(il Globo e il Vittoria in Piazza Umberto e in vicolo del Serchio l’Aquila d’oro) e poi in luoghi predisposti dal comune.Gli ebrei dovettero affrontare in primo luogo i problemi di approvvigionamento di mezzi di sussistenza, era un periodo difficile per tutta la popolazione ma soprattutto per queste persone che si trovarono catapultate in un posto sconosciuto,senza un lavoro e con forti restrizioni alle quali si dovevano attenere rigidamente.

Reticolati ad Auschwitz

Non è facile ricostruire un quadro preciso delle restrizioni previste per gli internati, ma sappiamo che le leggi sulla purezza della razza imponevano certe regole,come quello di non avere contatti con gli italiani, non potevano allontanarsi se non ottenendo un permesso dalle autorità (permesso che talvolta fu concesso per motivi di studio o di cure), sappiamo inoltre che tutta la loro corrispondenza, in entrata e in uscita, doveva passare anche quella sotto il controllo delle autorità.Il tempo passava e nonostante tutto cominciarono a migliorare anche le condizioni di vita di questa povera gente.Presero ad alloggiare presso case di privati, che affittavano loro una o due stanze, alcune famiglie abitavano presso i locali della Fortezza di Mont’Alfonso, altre famiglie sparse per Torrite, Via Marconi,Via delle Fontane,Via Farini,Via Fabrizi e ancora in altre vie.Arrivarono perfino a creare luoghi di ritrovo come la piccola sinagoga situata alla “Barchetta”, ovvero in Via Fabrizi al numero 3 e accanto a questa crearono pure una scuola.Insomma la vita scorreva tranquilla, se così si può dire.I castelnuovesi si daranno da fare per aiutarli (anche se ci fu qualche episodio di intolleranza) e anche la stessa amministrazione comunale cercò in qualche maniera di essere comprensiva e nonostante le restrizioni e i divieti si formarono amicizie e relazioni e di nascosto (malgrado fosse assolutamente divieto per loro lavorare) qualche ebreo trovò impiego come fotografo,barbiere,sarto,meccanico, disegnatore, ingegnere.Come non ricordare questi nomi ai più sconosciuti come Arturo, impiegato nello studio fotografico Bertani di Via Garibaldi,o delle signore Berndt,Margareth ed Elizabeth benvolute in tutta Castelnuovo e sopratutto come dimenticarsi di Israel Meier, un medico pediatra,fu la persona che riuscì a diventare l’animatore dell’intera comunità e che svolse il suo lavoro con visite e consulenze per i giovani figli della Garfagnana.

L’ingresso di Auschwitz

La moglie Paulina  abitava nella Fortezza di Mont’Alfonso e curò insieme a suo marito decine di bambini.Passarono così esattamente 28 mesi dal loro arrivo a Castelnuovo quando giunse quel tragico 4 dicembre 1943.L’ordine dell’ OberKommando der Wehrmatch (Il comando supremo delle forze armate tedesco) parlava chiaro:tutti gli ebrei residenti in Castelnuovo il mattino seguente si dovevano riunire presso la caserma dei carabinieri reali per essere trasferiti nel campo di concentramento di Bagni di Lucca, nello stabile già esistente dell’ex albergo “Le Terme”(ex residenza del Granduca e oggi in totale degrado, fuori e dentro puntellato,senza nemmeno una targa a ricordo).Qui non era un internamento libero, ma un vero e proprio campo di detenzione.Il regime carcerario era molto duro,i detenuti ricevevano un pezzo di pane,una coperta e un fascio di paglia e a ogni famiglia era stata assegnata una sola camera indipendentemente dal numero dei componenti.L’avvisaglia di ciò fu data dal tenente dei carabinieri Ferri di Castelnuovo che confidò al dotto Meier (a cui aveva curato il figlio)l’imminente data del trasferiemnto nella cittadina termale,invitandolo ad avvisare le altre famiglie e organizzare la fuga dal paese.La maggior parte degli ebrei tergiversò e scattò inesorabile l’arresto.Alla famiglia Schnapp si presentarono i tedeschi e c’è la testimonianza della figlia del proprietario dell’ex filanda di Antisciana dove la famiglia alloggiava:

“Furono prelevati con la forza all’alba,era ancora buio.C’era un camion nell’aia ad aspettarli.Ricordo bene le urla della signora Hinde:-Ci portano via,ci portano ad ammazzare.Tenetemi mia figlia,lei non deve morire-“.

Ci fu poi la tragedia del signor Renzo Sirio Bueno,riuscito a ricongiungersi con la famiglia dopo il confino di due anni a Castelnuovo (fra l’altro era l’unico italiano) che si consegnò spontaneamente ai carabinieri di Marlia convinto che l’avrebbero rilasciato perchè sposato con una cattolica…ma così non fu e venne mandato ad Auschwitz,dove sopravvisse fino alla liberazione del campo, ma fu ucciso dai tedeschi mentre tentava di fuggire in una marcia di trasferimento.Altra sorte toccò ai Meier e ai Kienwaldche riuscirono a scappare in una rocambolesca fuga e consegnarsi in salvo agli americani(per il caso leggi:http://paolomarzi.blogspot.it/kienwald 1944).Per tutti gli altri prigionieri di Bagni di Lucca  arrivò l’ora X.Il 23 gennaio gli ebrei di Castelnuovo partirono per Firenze, poi di li a Milano dove rimasero alcuni giorni nel carcere di San Vittore.

Il famoso binario 21 della
stazione Centrale di Milano

Il 30 gennaio al famoso binario 21 della stazione lombarda furono caricati sul convoglio numero 6, destinazione Auschwitz.Sette di loro appena arrivati furono immediatamente condotti alle camere a gas:Miriam di 7 anni,Jechiel di 8,Anna di 11,Mosè di 5, Jacob di 13,Manfredo di 10 e Abramo di 8, tutti bimbi che avevano giocato insieme ad altri bimbi del paese, per le strade di Castelnuovo.A ricordare il momento in cui partirono da Bagni di Lucca ci fu una bimba di quel tempo, che nascosta li vide passare:

“Ho un solo ricordo, triste e vivissimo.Era freddo,erano poco vestiti,ma non è che non ce li avevano,glieli avevano presi i soldati,avevano i bimbi per mano.Nevicava.”

Degli “ebrei di Garfagnana” si salvarono solo in due…

27 gennaio 2015 “Giornata della Memoria” Nel 70°anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz (1945-2015)

Paolo Marzi
Paolo Marzihttp://paolomarzi.blogspot.de
Mi chiamo Paolo Marzi sono nato a Barga il 2 settembre del 1971, sono sposato ho due belle figlie e vivo da sempre in Mologno, un piccolissimo paese nel comune di Barga nella Valle del Serchio. Il mio paese è una “terra di confine” solamente un chilometro (nemmeno) e un ponte (il ponte di Gallicano) mi divide dalla Garfagnana (così come geografia dice) Oltre al mio paese sono legato molto a Gallicano, il luogo dove è nata la mia mamma e dove ho vissuto la mia bella infanzia. Non ho diplomi ne tanto meno lauree,ho solo la grande passione per lo scrivere e per la Storia, in particolare della Nostra Storia, la storia della nostra valle, della nostra Garfagnana.Questa passione mi porta a fare continue ricerche,verifiche,visite,viaggi e foto. Tutto questo materiale ho cercato di raccoglierlo in questo blog,nella speranza che possa diventare un punto di riferimento per tutti quelli che vogliono informarsi su tutto quello che era il nostro passato. Partecipo poi con il comune di Gallicano nell’organizzazione di eventi storico-culturali (l’ultimo in ordine di tempo “La Grande Guerra, storia e memoria del fronte alpino”). Faccio poi parte dell’istituto storico lucchese e collaboro con i miei articoli su “Il Giornale di Castelnuovo Garfagnana” e sulla testata on line “Lo Schermo”,inoltre ho contribuito con testi e foto alla bellissima opera “I luoghi del cuore”(un componimento fotografico e scritto sui luoghi più suggestivi di Lucca e la lucchesia), pubblicazione a dispense sul quotidiano “Il Tirreno”,in più sono uno dei vicepresidenti dell’Associazione culturale gallicanese “L’Aringo”, che ci ha visti uscire nel 2015 con una nuova pubblicazione trimestrale.Questo nuovo giornale si chiama anch’esso “L’Aringo” e si occuperà di storia, tradizioni e cultura e sarà il primo giornale ufficiale nel comune di Gallicano e mi vedrà oltre che “giornalista” anche nel comitato di redazione,mi occuperò della sezione storica.Da aggiungere che le mie ricerche storiche effettuate sul canale irrigatorio Francesco V di Gallicano, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, rivolte alla Sopraintendenza della Belle Arti, hanno contribuito al finanziamento per restaurare la bellissima opera dell’architetto Nottolini. @ Articoli

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