Nel profluvio di scritti sulla gravissima malattia che ha colto Sergio Marchionne, la testimonianza che mi ha colpito di più è stata quella di Massimo Gramellini, a pagina 5 del “Corriere della Sera” di ieri. Il noto giornalista scrive di essere stato oggetto, da parte del grande manager, di una riflessione di questo tenore: “Qualche emiro che compra una Ferrari lo troverò sempre. Ma se il ceto medio finisce in miseria, chi mi comprerà le Panda?“.
       A parte il livello della conversazione, che è un po’ come soffermarsi su “Risiko” per trattare di strategia, e a parte anche il fatto che un tempo la Panda era forse più un’auto da classe operaia che da ceto medio, mi ha fatto piacere scoprire che alla mente geniale del grande manager il problema della deliberata distruzione del ceto medio da parte dei grandi potentati finanziari in qualche modo si era posto. E lui aveva risposto da par suo, puntando su Ferrari, Maserati e Alfa Romeo in versione lusso…
       La (molto presunta) “bellezza” del “non possiamo non dirci cristiani” è che, in articulo mortis, tutti hanno diritto al Paradiso, meno il ceto medio, ovviamente, per gran parte del quale anche la Panda oggi è un sostanziale miraggio. Non resta dunque, al grande capitale, che venderci le fake news mascherate da apologhi menenioagrippiani, nell’ambito dei quali – in base a una solida e sempre (ovviamente) respinta concezione organicistica molto vecchio stile – a noi poveri proletari e poveri borghesi proletarizzati resterà la “fantastica soddisfazione” di fare, nelle nuove articolazioni sociali prodotte dal capitalismo finanziario, le “dita dei piedi”, una condizione molto scomoda, alla quale saremo – guccinianamente – “costretti”.
       Quant’è bello e quanto è umano, “il migliore dei mondi possibile”…!

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