1973: i giorni de'”L’ Austerity”. Ecco quello che successe in Toscana

Correva il lontano 6 ottobre 1973 quando la guerra dello Yom Kippur ebbe inizio. Di tutte queste guerre arabo israeliane ad onor del vero oramai abbiamo perso memoria, ma questa però ce la dovremmo ricordare perchè lasciò un segno indelebile anche in Garfagnana, una terra lontana ben quattromila chilometri di distanza da quei bellici eventi.

Lo Yom Kippur, è il giorno più sacro nel calendario ebraico, un giorno di espiazione, durante il quale gli ebrei adulti sono tenuti a digiunare, con lo scopo di meditare e di avvicinarsi a Dio. In quel momento religioso-meditativo, dal quale deriva una generale rilassatezza, il governo israeliano, con il primo ministro Golda Meir, considerava quasi improbabile un attacco diretto sul proprio territorio, poichè le rispettive festività religiose proibivano la guerra.

La signora Golda Meir Primo Ministro
Israeliano

Diversamente il presidente egiziano Sadat, forte dell’appoggio del mondo arabo ed in collaborazione con Al Assad presidente della Siria, decise di avvantaggiarsi, sfruttando quel prezioso momento per attaccare e riconquistare i territori persi durante le precedenti guerre arabo israeliane. L’attacco incrociato degli egiziani e dei siriani ebbe inizialmente successo, d’altronde gli aiuti economici e militari di Libia, Marocco, Giordania, Libano, Iraq, Palestina erano di manforte, tuttavia il successo delle forze arabe non continuò oltre l’11 ottobre, quando le truppe israeliane, una volta che si erano riprese dall’attacco a sorpresa, riuscirono a riprendere il controllo della situazione, prima respingendo i siriani e poi contrattaccando gli egiziani che subirono un rovescio clamoroso: gli israeliani li respinsero oltre il Canale di Suez, arrivando perfino a minacciare la capitale del Cairo.

Immagine della guerra dello Yom Kippur

Praticamente appena dopo una settimana di conflitto, la guerra stava volgendo già al termine… con l’aiuto fondamentale di parte americana a favore degli israeliani stessi… A chiudere militarmente, e sottolineo militarmente, ogni questione ci pensò l’ONU che con la risoluzione 338 imponeva il cessate il fuoco. Ma il bello però doveva ancora venire. Dove gli arabi non erano riusciti a ferire con fucili e carri armati, decisero di provarci con la più potente arma a loro disposizione: il petrolio.

Il 16 ottobre i paesi arabi associati all’OPEC aumentarono il prezzo del greggio da tre a cinque dollari per barile, arrivando nel tempo perfino a stabilire il prezzo fino ad undici dollari, inoltre le stesse nazioni arabe adottarono altre due clamorose linee d’azione per tutti quei paesi che avevano favorito gli israeliani.

Agli americani, portoghesi ed olandesi gli fu imposto il totale embargo petrolifero, mentre al resto dei paesi europei, fra i quali l’Italia, il petrolio fu venduto al di sotto del loro fabbisogno reale e ad un prezzo più elevato al periodo precedente della guerra dello Yom Kippur.

L’Italia da questo semi-embargo, come buona parte dei paesi europei, fu messa in ginocchio. Il nostro governo fin da subito fu costretto a varare misure d’emergenza mai adottate prima. Il 22 novembre 1973 il presidente del consiglio Mariano Rumor annunciò l’entrata in vigore del decreto detto dell’ “Austerity”. Già a quel tempo c’eravamo fatti prendere la mano dai vocaboli anglofoni, ma comunque era chiaro per tutti che forti politiche di austerità si sarebbero abbattute sulla nostra nazione. Vennero infatti introdotte limitazioni ai consumi d’elettricità: bandite cosicchè le insegne luminose di grandi dimensioni, nonchè vigeva l’obbligo di ridurre la pubblica illuminazione del 40% e consigliato (dal momento che eravamo in prossimità delle festività)di fare parsimonia di luci natalizie. Ma non solo, l’orario dei negozi fu ridotto, la chiusura di cinema, bar e ristoranti fu anticipata.

La chiusura dei programmi RAI fu determinata alle ore 23, con l’anticipo dell’inizio del telegiornale di RAI 1 alle ore 20 anzichè alle 20:30 (n.d.r: orario che si è mantenuto fino ai giorni nostri). Fu inoltre abbassato il limite di velocità per le auto in autostrada e il riscaldamento nelle case non doveva superare tassativamente i 18°, salvo non si facesse uso di camino a legna. Ma la norma che rimase più impressa nelle italiche memorie fu un’altra ed effettivamente lasciò un segno tangibile nelle consolidate abitudini dei nostri padri. Difatti dal 2 dicembre di quel bizzarro 1973 venne imposto il divieto di circolazione nei giorni festivi dei mezzi privati, si pensava con questo stop di risparmiare ben 50 milioni di litri di petrolio per ogni giorno di festa che le auto sarebbero rimaste ferme. Da questo fermo obbligato rimasero esenti i mezzi di trasporto pubblico, le ambulanze, mezzi di soccorso e di pubblica sicurezza, le auto dei medici, veterinari, dei servizi postali e… dei sacerdoti. La pena per i trasgressori non era nè una carezza nè tantomeno un rimbrotto paterno, la multa andava dalle centomila lire , fino ad arrivare a un milione, oltre all’immediato sequestro del veicolo. Insomma, per far capire bene la gravità del momento anche il Presidente della Repubblica Giovanni Leone la mattina si recava a messa a piedi con tutta la famiglia e Papa Paolo VI nel giorno dell’Immacolata Concezione, quando si recò a rendere omaggio all’immagine della Madonna in Piazza di Spagna, si fece trasportare da una carrozza tirata da uno scalpitante cavallo.
E in Garfagnana, questo periodo di “Austerity” come fu preso? Quali furono le reazioni? Le cronache del tempo parlavano ad un ritorno al passato neanche poi tanto lontano. Da poco era finito il boom economico, quel miracolo italiano che portò ad una crescita economica e tecnologica esponenziale che in Garfagnana aveva avuto però i suoi effetti più dilati nel tempo. Eravamo ancora piuttosto legati alle nostre agresti abitudini, ancora in molti paesi della montagna si viveva come prima della guerra. Per l’appunto per gli anziani non cambiò niente, loro erano abituati a quel modo di vivere, ai loro tempi non c’era la luce nelle case, nemmanco la televisione, frigoriferi o lavatrici e delle auto nemmeno l’ombra, poi al ristorante o al cinema chi andava mai?

Solo nei paesi del fondovalle, Castelnuovo compresa, il consumismo e l’industria aveva cominciato a marciare a pieno ritmo. I grandi sociologi del tempo parlavano di una non troppo remota possibilità di esaurimento delle fonte energetiche, al punto da paventare un ritorno alla civiltà preindustriale… ma come abbiamo letto, in Garfagnana buona parte della sua popolazione ancora era a quel punto. Comunque sia anche per buona parte dei garfagnini fu un ritorno ai tempi andati. Fu difatti riassaporata la vecchia dimensione di vita da poco dimenticata: le biciclette ripresero a circolare come una volta, dalle loro stalle uscirono nuovamente “i miccetti” e i cavalli e qualcuno rispolverò, con grande curiosità dei bimbetti che mai le avevano viste circolare, le carrozze usate un tempo per il trasporto delle persone. Anche i vecchi giocattoli dismessi ebbero un nuovo momento di gloria: tricicli, monopattini e calessi a pedali ripresero a scarrozzare per le vie dei paesi garfagnini. Quelle domeniche e quelle feste furono presi da tutti i garfagnini con molta responsabilità e senso civico, a quanto pare nella valle non fu elevata nessuna sanzione e nel resto del Paese le multe furono solamente 1317. D’altronde lo spirito d’adattamento del garfagnino è sempre stata una delle sue prerogative principali. Ben presto in quei giorni gli uomini e le donne tornarono ad impossessarsi della strade e delle vie, le signore cominciarono nuovamente a sedersi in gruppo fuori casa a fare la maglia, a giocare a tombola e a spettegolare com’era usanza un tempo. I signori invece riportarono fuori dai loro laboratori i vecchi mestieri: il ciabattino, il cestaio, l’arrotino, tutti nella via senza la noia di doversi spostare ogni cinque minuti per far passare un auto.

Anche i ragazzetti provarono l’ebbrezza di giocare, saltare e divertirsi senza le consuete raccomandazione della mamma:

Mi raccomando quando attraversi la strada prima guarda sinistra e poi a destra…– o sennò-Quando giochi a pallone, vai attenzione alle auto, perchè se ne ammacchi una ti do due sberle !!!-.

Significativa è la testimonianza dell’Alfredo di Gallicano che aveva la sua fidanzata a Barga. La domenica difatti era il giorno dedicato all’incontro fra fidanzati, tutta la settimana del resto si lavorava o si studiava e le circostanze per incontrarsi non erano molte come oggi e la domenica, appunto era il giorno dedicato esclusivamente alla fidanzata:

“Era il gennaio del 1974, aveva nevicato e quella domenica diventò inutile prendere anche la bicicletta. Allora m’incamminai a piedi, ero tutto imbacuccato da capo a piedi, era un freddo che si moriva, perdipiù quando parti di casa cominciò nuovamente a nevicare e a tirare vento, nonostante ciò non tornai indietro.

Quei sei chilometri che mi distanziavano da Barga e dalla mia fidanzata furono tutti “dedicati” agli arabi e agli americani: gli inviai una sequela d’accidenti impressionanti che se avessero fatto effetto sarebbero state più letali che di qualsiasi altro missile israeliano. Comunque sia arrivato a Barga, trovai la mia fidanzata preoccupata, sapeva che ero partito ma non sapeva che fine avessi fatto (all’epoca i telefonini non c’erano) Rimane il fatto che quel giorno mi abbracciò come se fossi un eroe”.

Sempre a proposito di fidanzati, si racconta che molti matrimoni “garfagnini”, nella primavera del 1974 furono celebrati portando la sposa in carrozza, anzichè con le fiammanti auto.
Ad ogni modo, molti di quei giovanotti di allora, come Alfredo, provarono (in parte) sulla propria pelle il medesimo stile di vita che avevano avuto i loro padri, ma ormai quel modo di vivere era morto e sepolto e a parte tutte queste singolarità, già questi ragazzi erano diventati, loro malgrado, figli di un tempo che non era più il loro. Questi ragazzi, nonostante il divertimento iniziale non vedevano l’ora che la cosiddetta “austerity” avesse fine. I cinema con De Niro e Pacino, la discomusic di Donna Summer, la musica pop degli Abba, la voglia di vacanze al mare e le lotte operaie di quegli anni avevano proiettato questi “nuovi giovani” nel nuovo mondo che anche in Garfagnana stava per avere inizio, soppiantando definitivamente un vecchio mondo antico. Per loro questa austerità era un noioso paletto, bisognava ripartire… e così fu. Dall’aprile 1974 si allentarono le misure sul traffico privato, potendo così far  circolare le auto a targhe alterne. Si arrivò poi anche al fatidico giugno dello stesso anno, dove tutte le misure di austerità furono abolite (n.d.r: com’è usanza nelle “buone” abitudini italiane, tali misure sono state formalmente e “tempestivamente” abrogate dal Codice della strada del 1992).

L’Italia non si sarebbe più fermata… fino al marzo 2020, quando un’epidemia colpì il nostro Paese e tutto il resto del mondo…

 

Paolo Marzi
Paolo Marzihttp://paolomarzi.blogspot.de
Mi chiamo Paolo Marzi sono nato a Barga il 2 settembre del 1971, sono sposato ho due belle figlie e vivo da sempre in Mologno, un piccolissimo paese nel comune di Barga nella Valle del Serchio. Il mio paese è una “terra di confine” solamente un chilometro (nemmeno) e un ponte (il ponte di Gallicano) mi divide dalla Garfagnana (così come geografia dice) Oltre al mio paese sono legato molto a Gallicano, il luogo dove è nata la mia mamma e dove ho vissuto la mia bella infanzia. Non ho diplomi ne tanto meno lauree,ho solo la grande passione per lo scrivere e per la Storia, in particolare della Nostra Storia, la storia della nostra valle, della nostra Garfagnana.Questa passione mi porta a fare continue ricerche,verifiche,visite,viaggi e foto. Tutto questo materiale ho cercato di raccoglierlo in questo blog,nella speranza che possa diventare un punto di riferimento per tutti quelli che vogliono informarsi su tutto quello che era il nostro passato. Partecipo poi con il comune di Gallicano nell’organizzazione di eventi storico-culturali (l’ultimo in ordine di tempo “La Grande Guerra, storia e memoria del fronte alpino”). Faccio poi parte dell’istituto storico lucchese e collaboro con i miei articoli su “Il Giornale di Castelnuovo Garfagnana” e sulla testata on line “Lo Schermo”,inoltre ho contribuito con testi e foto alla bellissima opera “I luoghi del cuore”(un componimento fotografico e scritto sui luoghi più suggestivi di Lucca e la lucchesia), pubblicazione a dispense sul quotidiano “Il Tirreno”,in più sono uno dei vicepresidenti dell’Associazione culturale gallicanese “L’Aringo”, che ci ha visti uscire nel 2015 con una nuova pubblicazione trimestrale.Questo nuovo giornale si chiama anch’esso “L’Aringo” e si occuperà di storia, tradizioni e cultura e sarà il primo giornale ufficiale nel comune di Gallicano e mi vedrà oltre che “giornalista” anche nel comitato di redazione,mi occuperò della sezione storica.Da aggiungere che le mie ricerche storiche effettuate sul canale irrigatorio Francesco V di Gallicano, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, rivolte alla Sopraintendenza della Belle Arti, hanno contribuito al finanziamento per restaurare la bellissima opera dell’architetto Nottolini. @ Articoli

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