A pochi giorni da “La giornata della memoria” e a poco più di ottant’anni dalle leggi razziali italiane un doveroso viaggio attraverso le testimonianze del tempo su come i garfagnini appresero le leggi infami sugli ebrei italiani del 1938 . Ricordi significativi e toccanti di coloro che vissero quei tremendi momenti: fuori i bambini ebrei dalle scuole, fuori gli ebrei dagli uffici pubblici, perchè come diceva il manifesto della razza italiano “è tempo che gli italiani si proclamino francamente razzisti”.

Pochi lo sanno e forse altrettanto pochi se lo ricorderanno, ma tutto cominciò ufficialmente nella nostra bella Toscana. Era il 5 settembre del 1938 nella reale tenuta pisana di San Rossore. Qui Vittorio Emanuele III re d’Italia passava insieme alla famiglia reale “il meritato” riposo estivo che andava da inizio giugno ai primi di novembre. Quella era una mattinata qualsiasi e come sempre con estrema naturalezza e indifferenza sua maestà aveva già fatto la sua passeggiata in riva al mare con i pantaloni rimboccati per non bagnarli, dopodichè si apprestò a tornare all’interno della tenuta, ma prima di pranzo lo attendeva una firma che sbrigò così, su due piedi, in quattro e quattro otto come se niente fosse, assecondando di fatto la volontà di Mussolini e di Hitler.

Tenuta reale di San Rossore dove furono firmate le leggi razziali

La firma sanciva una legge dello Stato che si sviluppava su 7 articoli, la legge era la n°1390 e così titolava: “Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista”, solamente i primi tre articoli non lasciavano spazio a qualsiasi dubbio:
Art 1: All’ufficio di insegnante nelle scuole statali o parastatali di qualsiasi ordine e grado e nelle scuole non governative, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere ammesse persone di razza ebraica, anche se siano state comprese in graduatorie di concorso anteriormente al presente decreto; nè potranno essere ammesse all’assistentato universitario, nè al conseguimento dell’abilitazione alla libera docenza
Art 2: Alle scuole di qualsiasi ordine e grado, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere iscritti alunni di razza ebraica
Art 3: Al datare dal 16 ottobre 1938 tutti gli insegnanti di razza ebraica che appartengono ai ruoli delle scuole di cui al precedente art 1 saranno sospesi dal servizio; sono a tal fine equiparati al personale insegnante i presidi e i direttori delle scuole anzidette, gli aiuti e assistenti universitari, il personale di vigilanza nelle scuole elementari, Analogamente i liberi docenti di razza ebraica saranno sospesi dall’esercizio di libera docenza.

Benito Mussolini e Re Vittorio Emanuele III

Di fatto da quel giorno diventarono ufficiali le leggi razziali,che cacceranno fuori dalle scuole italiane bambini e insegnanti ebrei, una macchia indelebile nel nostro Paese. Ma quale fu l’effetto di tutto ciò in Garfagnana? Non esistono documentazioni scritte (o almeno io non l’ho trovate)su particolari provvedimenti adottati nella nostra valle, ma in compenso possiamo attingere a fonti orali da cui si può trarre spunti di riflessione interessanti.
Le leggi razziali del 1938 non ebbero conseguenze fattive o significative in Garfagnana per il semplice motivo che ebrei non ve ne erano, la consolidata religione cattolica era presente più che mai in ogni famiglia, quello che è intrigante è vedere come apparirono agli occhi degli scolaretti innocenti di allora le leggi sulla razza. Questa testimonianza è di Adelina classe 1929 di Castelnuovo Garfagnana, al tempo frequentava la terza elementare nel capoluogo garfagnino e ricorda nitidamente tutto questo:

Scuola fascista al saluto romano

Tutta la scuola fu convocata nell’aula magna, se ricordo bene erano i primi giorni, la maestra ci disse che il direttore ci doveva leggere una lettera del re…Come sempre entrammo nell’aula magna, prima di tutto si salutò rispettosamente il direttore e poi al saluto romano rendemmo omaggio al quadro del duce e di Vittorio Emanuele III. Il direttore ci disse che parlava non per se ma per bocca del re, questo frase mi rimase impressa nella testa, perchè fu ripetuta più volte, solo con gli anni capì il significato di questo ripetersi del direttore, probabilmente lui non era d’accordo con queste nuove leggi, ma comunque doveva leggerle visto che il suo ruolo glielo imponeva. Fattostà che cominciò a leggere passo passo tutta la legge, articolo per articolo…e io in questa “lettera” del re non c’avevo capito proprio nulla. Come me molti altri bimbetti, infatti una volta rientrati in classe si chiese spiegazioni alla maestra. Era la prima volta che sentivo parlare di ebrei, non sapevo neanche della loro esistenza o chi fossero, pensai solamente nella mia testa di bambina che la dovevano aver combinata grossa per essere cacciati da tutte le scuole del regno e invece povera gente…

Un altra bella testimonianza viene da Piazza al Serchio, lui è Rino, ottant’anni suonati, ma anche qui la mente è vivida:
“Queste famose leggi sulla razza a noi le lesse il maestro in classe, in “quattro balletti”, pochi ci capirono qualcosa, i bimbetti più curiosi chiesero spiegazioni, il maestro le liquidò dicendogli semplicemente di farsele spiegare dal prete, praticamente fece come Ponzio Pilato se ne lavò le mani e i piedi, a me non è che sinceramente me ne fregava più di tanto, io dopo la scuola dovevo pensare al pascolo delle pecore. Però un giorno passò il prete da casa, come al solito per “raccattare” qualche “ovo” e due pomodori freschi dell’orto, la mamma allora mi mandò nel campo a staccare qualche verdura per il prete e quando gli consegnai gli ortaggi mi ritornarono in mente le parole del maestro e allora così a bruciapelo gli domandai – Ma chi sono gli ebrei?- e lui senza batter ciglio così mi disse:-Sono quelli che hanno condannato Gesù alla croce perchè non riconoscevano in lui il figlio di Dio- e poi aggiunse questo passo della Bibbia: – E sarete maledetti voi, e i figli dei vostri figli, e tutta la vostra genia… e quello che succede in questi giorni sono le conseguenze che pagano!-. Devo dire la verità, così come me la buttò giù questi ebrei mi fecero una gran rabbia e dentro di me pensai che ben gli stava di essere cacciati da scuola, loro erano i colpevoli della morte di quel Gesù che pregavo tutte le sere e poi le parole del prete a quel tempo erano prese come oro colato. Poi per fortuna si cresce e si comincia a capire molte cose ed ecco che allora a quel prete oggi risponderei con un altro passo della Bibbia: “Non c’è nè giudeo nè greco, non c’è nè schiavo nè libero, non c’è nè maschio nè femmina; poiche siete tutti una persona unitamente a Gesù Cristo”.

Quest’ultimo ricordo che vado a narrare invece fa riferimento ad un’altra infamia: “Il manifesto della razza”. Questo fogli pubblicati su “Il giornale d’Italia” divennero la base ideologica e pseudo scientifica della politica razzista dell’Italia fascista. La pubblicazione uscì il 14 luglio 1938 e anticipò di qualche mese le leggi razziali. Sul quotidiano furono  elencate dieci “regole” in cui ad esempio si affermava che: “esistono grandi razze e piccole razze”, oppure, “La popolazione dell’Italia attuale è nella maggioranza di origine ariana e la sua civiltà ariana” e ancora, “E’ tempo che gli italiani si proclami francamente razzisti” e poi, “Gli ebrei non appartengono alla razza italiana“.

“Il manifesto della razza” luglio 38

“Questi manifesti ed altri ancora erano affissi come da regolamento per le vie del paese -dice Luigi da Barga- a me personalmente non ricordo che a scuola mi abbiano letto le leggi razziali, ma ricordo bene questi manifesti perchè alcuni invece che essere scritti erano illustrati. Ne ricordo uno che diceva: “Non vi possono essere ebrei…” e poi c’era il disegno di una banca con una croce sopra come segno di diniego, oppure anche una scuola, o sennò un comune. Secondo me questi cartelli illustrati avevano maggiore effetto perchè rimanevano impressi anche nella memoria dei bambini proprio come al tempo successe a me. Un altro cartello invece aveva degli omini ritratti e descriveva che gli ebrei non potevano fare il servizio militare o che non potevano avere domestici italiani e altre cose ancora.

Quando uscì il “manifesto della razza” molti dei compaesani e sopratutto i ragazzi più grandi si convinsero veramente di essere una razza superiore, qualcuno dava la caccia perfino all’ebreo che assolutamente non c’era nella nostra zona, però qualcuno incredibilmente cominciava anche a seminare sospetti fra le persone che magari vedeva o conosceva da anni perchè secondo le caratteristiche fisiche imposte dal regime un ebreo doveva avere un naso aquilino, occhi color azzurro scuri e le “borse” sotto gli occhi e quando questi giovani esaltati vedevano qualcuno con simili caratteristiche fiorivano mille illazioni e mille diffidenze. Pensare che tutte queste norme questo era supportate anche da importanti scienziati e professori italiani mi da ancora i brividi”.

Come abbiamo letto da queste testimonianze bastava veramente poco per insinuare nelle persone il dubbio, la paura del “diverso”. Bastava una parola di un prete o una firma su una legge per sancire una verità assoluta, e’ proprio vero l’ignoranza ha fatto più morti che dei fucili. Oggi niente è cambiato nonostante tutti i mezzi che abbiamo a disposizione per conoscere e sapere, ancora oggi ci fidiamo sempre e del solito “ho sentito dire…”.

Fonte:

  • Testimonianze raccolte da me nei quaderni di scuola di Moni Albertina (mia mamma)

Bibliografia

  • “Il Tirreno” 3 settembre 2018 di Fabio Demui “5 settembre 1938: il re firma a San Rossore le leggi razziali, inizia il calvario degli ebrei”
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Paolo Marzi
Mi chiamo Paolo Marzi sono nato a Barga il 2 settembre del 1971, sono sposato ho due belle figlie e vivo da sempre in Mologno, un piccolissimo paese nel comune di Barga nella Valle del Serchio. Il mio paese è una “terra di confine” solamente un chilometro (nemmeno) e un ponte (il ponte di Gallicano) mi divide dalla Garfagnana (così come geografia dice) Oltre al mio paese sono legato molto a Gallicano, il luogo dove è nata la mia mamma e dove ho vissuto la mia bella infanzia. Non ho diplomi ne tanto meno lauree,ho solo la grande passione per lo scrivere e per la Storia, in particolare della Nostra Storia, la storia della nostra valle, della nostra Garfagnana.Questa passione mi porta a fare continue ricerche,verifiche,visite,viaggi e foto. Tutto questo materiale ho cercato di raccoglierlo in questo blog,nella speranza che possa diventare un punto di riferimento per tutti quelli che vogliono informarsi su tutto quello che era il nostro passato. Partecipo poi con il comune di Gallicano nell’organizzazione di eventi storico-culturali (l’ultimo in ordine di tempo “La Grande Guerra, storia e memoria del fronte alpino”). Faccio poi parte dell’istituto storico lucchese e collaboro con i miei articoli su “Il Giornale di Castelnuovo Garfagnana” e sulla testata on line “Lo Schermo”,inoltre ho contribuito con testi e foto alla bellissima opera “I luoghi del cuore”(un componimento fotografico e scritto sui luoghi più suggestivi di Lucca e la lucchesia), pubblicazione a dispense sul quotidiano “Il Tirreno”,in più sono uno dei vicepresidenti dell’Associazione culturale gallicanese “L’Aringo”, che ci ha visti uscire nel 2015 con una nuova pubblicazione trimestrale.Questo nuovo giornale si chiama anch’esso “L’Aringo” e si occuperà di storia, tradizioni e cultura e sarà il primo giornale ufficiale nel comune di Gallicano e mi vedrà oltre che “giornalista” anche nel comitato di redazione,mi occuperò della sezione storica.Da aggiungere che le mie ricerche storiche effettuate sul canale irrigatorio Francesco V di Gallicano, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, rivolte alla Sopraintendenza della Belle Arti, hanno contribuito al finanziamento per restaurare la bellissima opera dell’architetto Nottolini. @ Articoli

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