17 aprile: Rischio trivelle

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Per quanto ancora avessero dei dubbi “se” e soprattutto “cosa” votare il 17 aprile data in cui dovrebbe svolgersi (se il ricorso presentato verrà respinto) il referendum che chiede l’abrogazione del diritto alle compagnie petrolifere di trivellare sine die, potrebbero essere utili due notizie.

La prima riguarda la simulazione fatta da una società, Arctia che ha deciso di effettuare una simulazione per valutare l’effetto che avrebbe una perdita di petrolio o di gas nel nelle acque del mar Baltico. I risultati sono stati sorprendenti. Secondo i ricercatori gli effetti dell’incidente non sarebbero troppo differenti da quelli che si verificarono nel 1989, in Alaska a seguito dell’incidente della petroliera Exxon Valdez, che è passata alla storia come una delle peggiori catastrofi ambientali della storia.

Gli effetti disastrosi di un simile incidente sarebbero ancora peggiori nel Mediterraneo a causa del fatto che si tratta di un bacino chiuso.

Ma non basta. Anche i risultati di un altro studio dovrebbero far riflettere. Recentemente il WWF internazionale ha diffuso reso noto quanto è emerso dal rapporto “Proteggere gli uomini salvaguardando la natura”. Ebbene, secondo i ricercatori che hanno curato la ricerca, la metà dei 229 siti analizzati e dichiarati patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco, sono compromessi da attività nocive di origine antropica. E in molti casi gli effetti più devastanti sono causati proprio dall’esplorazione petrolifera e dal disboscamento illegale. Entrambe azioni umane che rischiano di distruggere habitat unici e di comprometterne il valore anche dal punto di vista economico. Secondo lo studio condotto dal WWF, in tutto il mondo sono moltissimi i siti in cui esiste un rischio concreto di distruzione a causa delle azioni dell’uomo: dalla grande barriera corallina australiana alle foreste pluviali del Madagascar dalle riserve faunistiche della Tanzania alle foreste dove vivono i panda gigante, in Cina, molti dei tesori naturali e culturali del pianeta sono a rischio a causa delle speculazioni economiche.

E, come più volte ribadito [http://www.dazebaonews.it/primo-piano/editoriali/item/40923-trivelle-si-trivelle-no-ovvero-salvare-il-mare-o-fare-un-regalo-alle-multinazionali.html], i danni causati in queste aree renderebbe nulli i benefici economici legati allo sfruttamento incondizionato. “Queste aree contribuiscono alla nostra economia attraverso il turismo e le risorse naturali, fornendo mezzi di sussistenza a milioni di persone”, ha dichiarato David Nussbaum, direttore generale di Wwf-Uk. Non serve molto per pensare ai danni che potrebbero derivare da incidenti ad una delle piattaforme petrolifere presenti intorno alle coste italiane. Come ha dimostrato l’incidente verificatosi poche settimane fa al largo delle isole Kerkennah, in Tunisia. Una zona che dista solo 120 km da Lampedusa e che, fino a qualche mese fa, era nota per le magnifiche spiagge. Per non parlare del danno causato all’economia locale basata in gran parte ancora sulla pesca.

Danni che le royalties versate ai governi dalle compagnie petrolifere non basteranno a ripagare.

di C.Alessandro Mauceri

 


 

C. Alessandro Mauceri
C. Alessandro Mauceri
Da oltre trent’anni si occupa di problematiche legate all’ambiente e allo sviluppo sostenibile, nonché di internazionalizzazione. È autore di diversi libri, tra cui Moneta Mortale e Finta democrazia. Le sue ricerche e i suoi articoli sono pubblicati su numerosi giornali, in Italia e all’estero. Articoli

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