Cresce la Germania, arretra l’Italia

 

Siamo sotto lo scacco della Germania. Ad accorgersene in ritardo è lo stesso Renzi, che a Bratislava è stato trattato non da Premier ma da uditore, nemmeno interpellato per sbaglio sui problemi da affrontare tra cui l’immigrazione, che non dà tregua all’Italia, con navi che continuano tranquillamente a pescare i profughi per depositarli lungo le coste del Sud. Un Renzi furioso per il trattamento ricevuto e che non è stato ascoltato nemmeno sui finanziamenti da erogare all’Africa per fermare l’emorragia di interi popoli che cercano condizioni di vita migliore in Europa. Ancora una volta è emersa la forza e la supremazia dello storico asse franco- tedesco. E come se non bastasse, oggi sul Fatto Quotidiano appare una risposta piccata di Weidmann, presidente della Bundesbank, economista di rilievo nel settore tedesco delle banche, contrario al fatto che la Germania debba attuare investimenti pubblici per permettere agli stati membri una ripresa che non si vede nemmeno con il binocolo. L’Italia è un esempio lampante e, seppure ci siano stati tentativi di appellarsi alla flessibilità, per Weidmann risulta già ampiamente stravolta e non può essere concessa. Eppure in tutta l’Eurozona la Germania è quella che ha esportato più di tutti gli altri paesi, sforando l’indice del 6% che secondo le clausole dei trattati si deve rispettare. Secondo l’economista tedesco l’Italia ha un elevato debito pubblico, destinato secondo noi a salire per via degli interessi da pagare. Interessi che, nonostante siano stati ritenuti bassi grazie al QE attuato da Draghi, sono sempre soldi da restituire che non abbattono il debito. Chissà cosa direbbe Weidmann se qualcuno avesse il coraggio di proporgli la sospensione degli interessi da scalare sul debito, che a quel punto non sarebbe più così stratosferico. Per ovviare il discorso e portare acqua al multino della Germania, il presidente della Bundesbank dice che bisogna continuare con le riforme e loda il Jobs Act, quella riforma del lavoro che ci ha precarizzati in massa e che in Francia ha acceso la piazza, perché ritenuta dai Francesi una riforma iniqua. Le riforme caldeggiate da Americani e Tedeschi prevedono il cambiamento della Costituzione e dell’Italicum che, per come è stato concepito, darebbe un potere enorme a un Premier e la sua squadra che userebbero il parlamento per legiferare su norme e atti che riguardano le multinazionali, con le mani libere di lacci e lacciuoli legislativi. In pratica i nodi stanno venendo al pettine e si apre una strada con due vie da seguire: l’una ci manda direttamente nella pancia dei Tedeschi, che continueranno a crescere con l’occupazione che non cala come da noi, l’altra via porterebbe a chiamarci fuori da trattati scellerati che stanno pesando sulla nostra economia, sconquassando il sistema e rendendoci appetitosi sul mercato dove, per far cassa, vengono svenduti i nostri beni e i nostri marchi che ci hanno reso grandi nel mondo e che ora siamo costretti a cedere per colpa della globalizzazione e di un’Europa che serve a trainare e rendere forte solo i Tedeschi. Ridicolo che Weidmann parli del bisogno di potenziare il livello d’istruzione, dal momento che, da quando siamo in Europa, i tagli per far quadrare il bilancio vanno a toccare la scuola, la sanità e le pensioni. In pratica l’arroganza dei Tedeschi non conosce limiti! Si sono concentrati sul loro territorio, controllando solo lo stato di salute dell’Euro, ignorando conflitti ed immigrazione che la zarina Merkel ha risolto stringendo un patto con Erdogan, un dittatore che come ritorno pretende di entrare in Europa per continuare a fare affari, in barba alla Democrazia e alle Costituzione, messe sotto attacco dai falchi del rigore. Forse in un periodo prossimo dovremo valutare meglio quanto sia sconveniente sottostare ai patti tedeschi che ci stanno rendendo ancora una volta schiavi.

Antonella Policastrese


 

Antonella Policastrese
Antonella Policastresehttp://blogdiantonella.altervista.org
1995-1999 Redattrice della redazione giornalistica, con contratto di collaborazione libero-professionale presso “Radio Tele International” (R.T.I S.a.s) di Crotone. 1997-1998 Docente di Storia del Giornalismo nei corsi di formazione istituiti dalla Regione Calabria e svolti dall’Associazione “San Filippo Neri” O.n.l.u.s di Crotone. 1985-2000 Collaboratrice, con contratti di prestazione d’opera, presso le seguenti testate giornalistiche: “Calabria” mensile del Consiglio regionale della Calabria “Il Crotonese” trisettimanale di informazione della provincia di Crotone “Gazzetta del Sud” quotidiano di informazione della Calabria “Il Quotidiano” quotidiano di informazione regionale della Calabria. Apprezzate e recenzite inchieste giornalistiche televisive e a mezzo stampa per le testate per le quali ha collaborato e collabora. Suoi articoli e dossier sono stati riportati e menzionati da quotidiani e periodici di tiratura nazionale, quali Il Giorno, Stop, Raitre Regione e molti altri. Autrice inoltre di novelle e racconti. Articoli

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