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11 settembre 2001 e armi scalari

A 19 anni di distanza dai terribili eventi che colpirono gli Stati Uniti l’11 settembre 2001, ancora molti sono i punti interrogativi su cosa sia realmente accaduto quel tragico giorno. Recenti studi e analisi tecniche hanno aperto nuovi spiragli di indagine.

 

Tutti noi abbiamo ancora ben impresse le immagini della caduta delle due torri del World Trade Center. Immagini che sono state analizzate in molte circostanze, dal momento che, come affermato da numerosi team composti da ingegneri, architetti e scienziati, le Torri Gemelle non sarebbero mai potute cadere a seguito del semplice impatto con due aerei di linea, dato che non vi è alcun motivo fisico per cui la struttura potesse cedere.
Di conseguenza, se non è stato l’impatto di due Boeing a far collassare il World Trade Center, deve per forza essersi trattato di qualcos’altro.
Le testimonianze dei pompieri accorsi in zona narrano di esplosioni avvenute di piano in piano, come se gli edifici fossero pieni di cariche esplosive come in una demolizione controllata. Di lì il susseguente collasso strutturale a velocità di caduta libera (vale a dire senza incontrare resistenza alcuna, proprio alla velocità di caduta di un qualsiasi grave dalla cima dell’edificio fino a terra).
Questa tesi, però, non spiega molte incongruenze: innanzitutto, i soccorritori giunti sul sito hanno subito espresso il proprio stupore per il fatto che i detriti fossero in quantità inconsistente rispetto a quanto ci si sarebbe aspettati dal crollo di due grattacieli di quelle dimensioni. Ciò che era presente in quantità massiccia era invece polvere, una spessa coltre di detriti polverizzati.
Le maggiori ricerche in questo campo sono state compiute da Judy Wood, docente alla Clemson University, South Carolina, esperta di Ingegneria Meccanica e Scienza Ingegneristica dei Materiali.
La professoressa Wood ha eseguito varie analisi, portando una mole di prove a supporto della teoria della cosiddetta “polverizzazione” delle torri. È una particolare sequenza di immagini a lasciare effettivamente sbalorditi. Si tratta di cinque fotogrammi in cui si vede una grossa trave di acciaio del World Trade Center che in pochi secondi si vaporizza trasformandosi in fine polvere, subendo quindi un processo di polverizzazione a mezz’aria, prima di toccare il suolo. Polverizzazione che risulta evidente anche in altri video in cui si notano detriti in caduta che si trasformano in polvere prima di toccare il terreno.
Molto interessante e di prima mano la testimonianza di Jay Jonas, vigile del fuoco presente nei pressi della Torre 1 proprio durante il cedimento strutturale: «Non ci posso credere di essere sopravvissuto… è stato tutto molto veloce, durante il crollo dell’edificio non potevi fare a meno di pensare “è finita”. Mi aspettavo da un momento all’altro che mi cadesse una trave in testa o un qualche detrito, ma non successe nulla di ciò. C’era un mare di polvere, fumo, non si vedeva la luce del sole tanto era schermata da quella gran massa di polveri. Solo un pezzo di facciata era rimasto in piedi, tutto il resto era svanito in polvere».
Circa l’80% di ciascuna torre – come calcolato da ingegneri che hanno misurato l’intera massa degli edifici e i pochi detriti rimasti a terra – si è trasformato in polvere (a differenza di quanto capita nelle demolizioni controllate o nella caduta di edifici causata da altri fattori), denotando quindi un processo di sublimazione dallo stato solido a quello gassoso, il che non può non gettare forti ombre sulla versione ufficiale.

La punta della Torre 2 e le automobili “tostate”

Un altro elemento anomalo evidenziato negli studi della professoressa Wood è rappresentato dalla “punta” della Torre 2, dagli ultimi piani. Nei video che mostrano il crollo della Torre 2, infatti, si nota come la parte superiore del grattacielo inizi a inclinarsi fortemente, per poi collassare. È proprio nella caduta che essa inizia a trasformarsi in polvere senza cadere sull’Edificio 4, cosa che sarebbe certamente avvenuta non vi fosse stato un processo di polverizzazione a mezz’aria.
Uno degli aspetti più inquietanti e, al tempo stesso, più connesso a quanto esaminato sopra è rappresentato dalle cosiddette automobili “tostate”. Oltre 1400 veicoli sono stati danneggiati l’11 settembre, alcuni di essi pur trovandosi a sette isolati dal World Trade Center e mostrando danni davvero insoliti. Alcune vetture avevano i vetri deformati, altre il blocco motore disintegrato e squagliato, altre le gomme bruciate, altre ancora i sedili inceneriti e le plastiche fuse, tutti danni che nulla hanno a che vedere con la semplice caduta di detriti. Stesso discorso per alcune vetture molto distanti dalle due torri che sono state trovate capovolte senza alcun motivo apparente.

Armi scalari

Quale dispositivo è in grado di trasformare il metallo in polvere e tostare automobili? Certamente non dell’esplosivo né qualsiasi arma convenzionale. Esperti di armamenti, quali lo scienziato Tom Bearden, hanno avanzato l’ipotesi che sia stata utilizzata una qualche arma elettromagnetica scalare, vale a dire un tipo di arma non convenzionale classificata (rientrante nella vasta categoria delle D.E.W., Directed Energy Weapons) che si baserebbe sull’utilizzo di onde che andrebbero a modificare la composizione atomica degli oggetti, potendo vaporizzarli e cambiarne la consistenza.
Proprio in questo senso la professoressa Wood ha mostrato come le Torri abbiano subito un processo mutazionale che ne ha modificato la composizione andando a produrre una nube di detriti in grado di oscurare il sole, cosa che non sarebbe assolutamente successa nel caso di una semplice demolizione controllata o di un collasso strutturale.
Chi siano stati gli artefici di ciò rappresenta un ambito che esula dallo scopo del presente articolo. Infatti, quando si tratta di cercare i possibili responsabili si entra in un campo minato in cui è estremamente arduo giungere a conclusioni verosimili con un buon grado di certezza. Al contrario, le prove scientifiche, le analisi tecniche, le perizie, le indagini di ingegneri, architetti e scienziati sono tutti elementi che vanno a esaminare in maniera diretta le prove concrete: video, fotografie, detriti, tutti elementi che puntano in un’unica direzione, cioè che le Torri Gemelle non sono cadute per il semplice impatto con due velivoli ma per l’utilizzo di un’arma molto avanzata che ne ha modificato la composizione molecolare.
A 19 anni di distanza a poco a poco la verità, forse, sta venendo a galla ed è molto meno rassicurante di quanto ci era stato voluto far credere.

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Umberto Visani nasce a Torino nel 1983. Laureato con lode presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Torino è un ricercatore indipendente di ufologia, archeologia misteriosa e criptozoologia. Scrive per numerose riviste specializzate a livello nazionale e internazionale, tra cui “Mistero Magazine”, “Ufo International Magazine”, “Révista Ufo Brasil”, “Fate Magazine”. È stato più volte ospite della trasmissione televisiva “Mistero” in onda su Italia 1. Ha pubblicato nel 2012 il saggio “Mondo Alieno: Ufo ed extraterrestri nella storia dell'umanità”, edito da Arethusa Edizioni, seguito nel 2014 dal romanzo “Ubique”, nel 2016 dal saggio “Mai stati sulla Luna?”, per Uno Editori, nel 2017 dal saggio “I Misteri dell’Umbria”, con Morlacchi editore, nel 2018 dal saggio “Ufo: le prove”, Edizioni Segno e quest’anno è uscito “Ufo: i casi perduti”, Edizioni Segno.

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