COP22 2016: Climate Change Conferences Marrakech

Si sono appena conclusi i lavori della COP22 a Marrakech, in Marocco. Come lo scorso anno, numerosi i capi di stato e i delegati presenti e deludenti i risultati (forse anche più che a Parigi).

I lavori erano iniziati con il discorso del segretario di stato americano John Kerry: un invito alla continuità rivolto più alle dichiarazioni del presidente eletto, Donald Trump, che ai partecipanti al summit. Da sempre Trump è accanito sostenitore della tesi secondo la quale il riscaldamento globale sarebbe solo una invenzione (all’inizio dell’anno lo dichiarò apertamente su twitter che era opera dei cinesi); non a caso avrebbe deciso di porre Myron Ebell, da sempre sostenitore dell’origine naturale e non antropica del riscaldamento globale, a capo dell’EPA, l’Agenzia americana per la protezione dell’ambiente. Un cambio di rotta radicale che potrebbe avere conseguenze rilevanti sulla politica degli Stati Uniti sia all’interno dei propri confini (recentemente il Clean Power Plan, CPP, è stato impugnato al Congresso) sia all’estero.

Un atteggiamento che non tiene in alcun conto quanto affermano quasi tutti gli scienziati del pianeta: la situazione è ben più grave di quella prevista a Parigi e il 2016 sarà l’anno più caldo di sempre. Senza interventi radicali sarà impossibile anche solo rallentare (figurarsi arrestare) il processo di surriscaldamento del pianeta. Nei giorni scorsi i ricercatori hanno anche confermato il superamento di 400 ppm di CO2, quella che fino a poco tempo fa era considerata la soglia limite il punto di non ritorno delle emissioni (ma non bisogna dimenticare che un paio di decenni fa questo limite era 350 ppm, solo di recente – dopo che ci si era resi conto che era ormai stato ampiamente superato – è stato elevato a 400 ppm). Il motivo deriva dal fatto che già oggi (e non tra un decennio o oltre come prevedono alcune delle iniziative per l’ambiente sottoscritte negli incontri internazionali) è molto difficile stabilizzare le emissioni, figurarsi ridurle.

A questo dato, che non è una teoria ma una certezza, si aggiungono altre considerazioni. La prima è che la maggior parte dei paesi (a cominciare da quelli del G7) nonostante le promesse fatte continuano a destinare ai combustibili fossili risorse economiche e aiuti maggiori rispetto a quelli in favore delle fonti energetiche rinnovabili. http://influencemap.org/report/Fossil-Fuel-Subsidies-the-countries-compared-45ad7388e7f8b7f9c8d9e5194f8ea0ee

Ma non basta. In alcune zone del pianeta, le emissioni stanno aumentando sensibilmente: in Africa, ad esempio, la quantità di sostanze tossiche e dannose per l’ambiente emesse dal settore dei trasporti sta aumentando vertiginosamente http://www.oecd-ilibrary.org/development/the-cost-of-air-pollution-in-africa_5jlqzq77x6f8-en;jsessionid=4jgai6oionn7l.x-oecd-live-03

Non bisogna dimenticare anche che l’ambiente impiega tempi lunghi per adattarsi e fare passi indietro: anche se i paesi decidessero di intervenire adesso per tagliare drasticamente le emissioni di CO2, sarebbero necessarie decine e decine di anni prima di vederne gli effetti.

Nessuno in Marocco ha detto che, nonostante tutti gli inviti e nonostante la loro presenza a Marrakech, molti dei paesi tra i maggiori responsabili delle emissioni di CO2 non hanno ancora ratificato l’accordo di Parigi. Paesi “insospettabili” come il Regno Unito o la Svizzera, e poi ancora la Spagna, Israele e la maggior parte dei paesi arabi produttori di petrolio (dal Qatar all’Oman alla Tunisia alla Libia). http://unfccc.int/paris_agreement/items/9444.php

Tutto questo ha influito pesantemente sui lavori della COP22. Alla fine l’unico documento che è stato prodotto sembra voler supportare le parole di Kerry. Il solo aspetto su cui è stato trovato un accordo è il fatto che i cambiamenti in atto sono “irreversibili”. Per il resto, nella dichiarazione finale, tante belle parole, ma niente di davvero nuovo rispetto a Parigi e, soprattutto, rispetto a quella che è la situazione da un anno a questa parte. http://unfccc.int/files/meetings/marrakech_nov_2016/application/pdf/marrakech_action_proclamation.pdf

Una situazione che, nonostante le belle parole pronunciate dai leader mondiali alla COP21 (e poi a New York, ad Aprile), non è cambiata affatto. Anzi semmai continua a peggiorare. E gli impegni presi dai vari capi di stato, i cosiddetti Indc, Intended nationally determined contibution, appaiono sempre di più insufficienti per rendere la crescita globale sostenibile. Lo conferma anche il fatto che nessuno ha ancora messo mano concretamente al portafoglio: nessuno ha detto dove i paesi sviluppati dovranno reperire i fondi (100 MLD di dollari all’anno) da versare al Green Climate Fund per risolvere i problemi dell’ambiente. Non a caso il segretario generale (uscente) delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon ha posto l’accento proprio sul problema fondi: “I finanziamenti e gli investimenti sono la chiave per la creazione di società resilienti, capaci di minimizzare le emissioni di gas a effetto serra” ha detto nel discorso da lui firmato ma letto dal suo Consigliere speciale per i cambiamenti climatici, Bob Orr. http://www.un.org/apps/newsFr/storyF.asp?NewsID=38499&Cr=climatique&Cr1=#.WC8rMMkq5di

Ban Ki Moon ha ricordato ai convenuti alla COP22, che uno dei punti chiave dell’Accordo di Parigi del Dicembre scorso è proprio è rendere i flussi finanziari compatibili con uno sviluppo sostenibile. In altre parole destinare quante più somme possibili alle energie rinnovabili e alle misure per la riduzione delle emissioni di CO2 e niente ai combustibili fossili. Un invito che, stando a quanto continua ad avvenire sia in Europa che negli USA, non sembra proprio essere stato accolto.

Una situazione di incertezza sottolineata dal ministro dell’Ambiente marocchino che ha ammesso che gli incontri, finora, non hanno permesso di fare passi avanti importanti né sulla questione dell’adattamento ai cambiamenti climatici, né sul nodo di finanziamenti. Lo ha detto in una sala con le finestre ben chiuse: l’aria a Marrakech è quasi irrespirabile dato che la sede degli incontri per l’ambiente ha avuto luogo nella seconda città più inquinata del Marocco (dopo Casablanca) e tra le più inquinate di tutto il continente africano….

C.Alessandro Mauceri


C. Alessandro Mauceri
C. Alessandro Mauceri
Since thirty years C.Alessandro Mauceri deals, writes and talks about issues related to the environment and a sustainable development, as well as internationalization. He is author of several books, including Water War and Finta Democracy. His research and papers were reported in several newspapers, in Italy and abroad.Posts

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