Moneta Mortale

    Banchieri, valute e omicidi illustri

    Cos’hanno in comune Qin Shi Huang, Giulio Cesare, Caracalla, Enrico I, Galeazzo Maria Sforza, Alessandro di Lorenzo de’ Medici, Andrew Jackson, Thomas Jefferson, Abramo Lincoln, Umberto I, Gustavo III di Svezia, McKinley, Aldo Moro, James Garfield, Papa Luciani, Mohammar Gheddafi, Napoleone Bonaparte, Thomas Sankara, Adolf Hitler, Taylor, Tyler, e molti altri?
    “Sono stati tutti uccisi” diranno alcuni.
    Ebbene sì: tutti questi personaggi sono stati assassinati durante il proprio mandato. Non a causa di guerre o di conflitti con altri Stati. Sono stati ammazzati. Alcuni, almeno questa è la versione “ufficiale”, per mano di anarchici, altri per opera di sciagurati fuori di testa, altri ancora per mano di non meglio definiti estremisti (uno o due in circostanze ancora poco chiare).
    Ma, per meglio comprendere cosa è avvenuto, è necessario fare una passeggiata nella storia degli ultimi duemiladuecento anni...
    ... facendo particolare attenzione agli eventi che si sono verificati prima e dopo questi fatti e, soprattutto, alle conseguenze che la loro morte ha avuto sul modo di gestire la “cosa comune”…
    MONETA MORTALE Banchieri Valute e Omicidi Illustri

    di Alessandro C. Mauceri
    Edizione Tabula fati
    [ISBN-978-88-7475-471-7]
    Pagg. 172 - € 14,00

    “Moneta mortale” di Alessandro Mauceri è il saggio più verosimile che abbia avuto modo di leggere. Il lavoro è verosimile perchè non è la solita cronistoria del vincitore, dove la creazione di capri espiatori è una necessità assoluta per giustificarne la criminalità; è verosimile perchè è coerente. Questo saggio è coerente perchè ogni ragionamento parte da una premessa credibile, usa argomenti logici, quindi le conclusioni sono per forza credibili. Perchè moneta mortale? Perchè per essa si uccide e ci si uccide; mortale perchè la sua teoria è di una idiozia mortale, dove l’unico obiettivo che conta è quello del profitto monetario. Non c’è altra etica nella ricerca del profitto monetario, se non quella del “Finchè c’è guerra c’è speranza” L’autore critica con limpido stile letterario e sintetico temi che l’educazione di Stato ci ha imposto per giustificare la crudeltà e l’ingordigia del vincitore. Mi auguro che Alessandro Mauceri voglia continuare su questa ricerca per approfondire argomenti che finora sono stati “tabù”. Invito i lettori a leggere questo saggio per la sua lucidità storica e di buon ragionamento. Invito tutti gli uomini di buona volontà ad approfondire con l’autore la ricerca della verità storica con commenti e critiche.

    In fede.

    Enrico Furia