All’Italia non importa dei bambini.

A denunciare questa situazione è stata Filomena Albano, da marzo Garante nazionale per l’Infanzia: secondo i dati ufficiali, nel Bel Paese sono almeno centomila i bambini maltrattati (e per questo presi in carico dai servizi sociali). Ma la situazione reale potrebbe essere molto peggiore: si parla di più un milione di minori a rischio.

Eppure di questo problema pare non interessi a nessuno. Pochi i dati ufficiali disponibili. A questo si aggiunge che il Piano nazionale infanzia, approvato a novembre dopo un anno e mezzo di attesa, non dispone di risorse sufficienti e rischia di restare di fatto non operativo. Solo l’azione di Club Service come il KIWANIS INTERNATIONAL e di diverse associazioni evita che il problema diventi incontrollabile.

Ogni anno, a novembre, in occasione dell’anniversario della Convenzione Onu sui diritti del fanciullo, in Italia si celebra la Giornata internazionale dell’infanzia. Incontri, belle parole e promesse ma poi tutto finisce lì. Chi governa non destina per questo problema nemmeno lo 0,2% del Pil nazionale. Secondo i dati dell’Authority nel rapporto Disordiniamo!, la spesa per infanzia e adolescenza in Italia è pari a circa 45,6 miliardi (dati 2015). Ma di questi più del 90% serve per coprire le spese per il personale iscritte al bilancio del ministero dell’Istruzione. Di fatto sono disponibili solo 4 miliardi di euro e per di più divisi a pioggia tra diversi ministeri (dalle Politiche sociali a quello della Salute, dalla Giustizia allo Sviluppo economico). Somme ridicole e assolutamente insufficienti a fare qualsiasi cosa.

Al governo è bastata una settimana per trovare i venti miliardi chiesti per salvare le banche in difficoltà (ammesso che bastino). Invece i soldi per aiutare i bambini poveri nessuno sa dove andare a prenderli: sono pochissimi e sempre di meno. Per sostenere milione e 131mila di bambini che vivono in condizione di povertà assoluta, il Fondo nazionale per l’infanzia e l’adolescenza che disponeva di 40 milioni del 2012, nel 2015 ha dovuto accontentarsi di 28,7 milioni. Anche le somme destinate agli asili nido nel Fondo per le politiche per la famigliari si sono ridotte: sono passate da 40 milioni nel 2012, a soli 5 milioni nel 2014.

E se gli aiuti diminuiscono, per contro, aumentano i problemi: “Stanno tornando forme antiche di violenza e ne stanno emergendo di nuove. A fronte di questo, occorrerebbe un innalzamento del livello di tutela e non un depotenziamento come sta accadendo con il progetto di abolizione dei Tribunali per i minorenni”, ha detto la Albano. In aumento anche i casi di abuso sessuale e di pedofilia (quelli gestiti da Telefono Azzurro nel 2015 sono aumentati dal 3,4 al 5 per cento). E così le segnalazioni di minori stranieri non accompagnati scomparsi: secondo l’ Europol, sono almeno 10mila i bambini giunti in Italia da soli che sono scomparsi nel nulla dopo essere sbarcati in Italia, nella terra promessa.

Ma come sempre si tratta di dati che potrebbero essere sottostimati: l’autorità nazionale infatti non disporrebbe nemmeno delle risorse per rilevare i dati. “Le Nazioni Unite hanno più volte evidenziato che in Italia manca un sistema organico di rilevazione e monitoraggio dei dati sul maltrattamento nell’infanzia. Occorre mettere a sistema le banche dati nazionali in modo che i vari comparti – ministero dell’Interno, ministero della Giustizia, servizi sul territorio – dialoghino tra loro e alimentino una rilevazione su base censuaria e non campionaria” ha denunciato al Albano.

Si tratta di problemi che in Italia vengono affrontati con una lentezza sconvolgente. Solo 17 regioni hanno nominato il Garante regionale per l’Infanzia (in Sicilia ad esempio è stato necessario aspettare lo scorso dicembre 2016 per averlo). E anche se a livello nazionale questa figura è stata istituita nel 2011 (con “soli” vent’anni di ritardo rispetto alla ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sull’Infanzia) bisognerà aspettare almeno fino ad aprile 2017 perché possa esprimerà alle Nazioni Unite il proprio parere sul rapporto che lo Stato italiano deve presentare sull’infanzia ogni cinque anni. Sempre naturalmente che possa farlo. Il motivo? Semplicemente ad oggi non esiste alcun rapporto su cui il Garante per l’Infanzia possa esprimere il proprio parere (almeno a quanto lo stesso Garante per l’Infanzia ha riferito)!

Un’ulteriore conferma, se mai ce ne fosse bisogno, del fatto che a chi governa l’Italia dei bambini importa poco….

All’Italia non importa dei bambini. was last modified: maggio 9th, 2017 by C. Alessandro Mauceri

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C. Alessandro Mauceri
Since thirty years C.Alessandro Mauceri deals, writes and talks about issues related to the environment and a sustainable development, as well as internationalization. He is author of several books, including Water War and Finta Democracy. His research and papers were reported in several newspapers, in Italy and abroad.POSTS ENG

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